ARRIVA LA WEB SERIES ‘EMERGENCY EXIT . STORIE DI GIOVANI ITALIANI ALL’ESTERO’

Grazie alla vittoria del Bando Principi Attivi della Regione Puglia, al supporto dell'Apulia Film Commission e dell'Ufficio Pugliesi nel Mondo, arriva sul web "Emergency Exit. LA SERIE", ispirata all'omonimo documentario in forma cinematografica presentato al Parlamento Europeo.

La serie web, dedicata alla giovane emigrazione pugliese, trae spunto dal documentario in forma cinematografica 'Emergency Exit - Young Italians Abroad' che racconta storie di giovani italiani all'estero ed è stato presentato in anteprima a Lecce al Festival del Cinema Europeo 2014 e selezionato fra gli altri all'Ischia Film Festival e al Madrid International Film Festival. Mentre il documentario sarà fruibile nelle sale o in dvd, la serie sarà a disposizione sul web e sarà in continua evoluzione e ampliamento: siamo sempre alla ricerca di nuove storie!

Emergency Exit è la prima webseries italiana dedicata all'emigrazione giovanile, che parte dalla Puglia per un viaggio intorno al mondo attraverso le città meta della fuga delle giovani generazioni dalla precarietà. Soprattutto pugliesi, ma non solo.
A questo racconto oltre confine, saranno alternati momenti di viaggio qui, lungo un on the road alla riscoperta della Puglia, e dell’Italia di riflesso, viste attraverso gli occhi, il cuore e i ricordi dei protagonisti che l’hanno lasciata.
Un viaggio al seguito dei giovani italiani residenti all'estero, il ritratto inedito di un fenomeno spesso sottovalutato, che sarà trasmesso interamente sul nostro portale web. La prima stagione, comprende 5 episodi e toccherà le città di Bruxelles, Madrid, Lisbona, Parigi e Mascat (in Oman, Medio Oriente).

BRUXELLES

L’emigrazione italiana in Belgio è storica ed è legata soprattutto ai grandi flussi che a partire dal secondo dopoguerra, tra il 1946 e il 1960, hanno portato qui migliaia di giovani lavoratori italiani tramite l’indotto delle miniere di carbone, si stimano cifre attorno al mezzo milione.
Questi flussi hanno così formato le prime generazioni di italiani che dal Belgio non sono più andati via ma anche oggi, considerando i flussi più recenti il Belgio resta tra i primi Paesi di arrivo.
In due anni dal 2011 al 2013 si è passati dai 248.070 ai 254.741 italiani ufficialmente residenti in Belgio, e nella sola Bruxelles da 83.116 a 87.853, di cui 30.000 solo nella fascia d’età che va da 25 a 45 anni, rifacendoci ai soli dati ufficiali.
Come tutte le nazioni europee anche qui gli ultimi anni si è registrata un’impennata legata alla migrazione italiana che è aumentata a partire dal 2010 al ritmo del 20 % all’anno e si è passati da circa 2.500 immigrati annui a partire del 2000 al picco di 4.000 nel solo 2012 facendo oggi del Belgio il sesto paese per emigrazione italiana. Si stima che il 67,3% degli italiani in Belgio vengano dal sud Italia.

Daniel e Francesca
Giuseppe
Nicola
Pietro
MEDIO ORIENTE

E’ l’alba nel deserto. I suoni leggeri del mattino ci immergono dolcemente nell’atmosfera dell’inizio della giornata dei giovani archeologi italiani emigrati a DIBBA, nel Nord dell’Oman, per lavorare presso lo scavo di una grande tomba. Un villaggio sul mare quasi rurale, con poca popolazione, molti animali, rada vegetazione. La sabbia si muove impercettibile, il rumore del vento che ne fa scivolare i granelli.
La prima preghiera del mattino risuona dalla Moschea, che risplende illuminata dalle prime luci del sole che sorge, allunga le ombre e tinge di rosa le montagne circostanti.
Il mare mormora in sottofondo. Gli archeologi si svegliano, fanno colazione, raccolgono i loro strumenti e si dirigono a lavoro, verso lo scavo, con la loro squadra di operai musulmani, tutti vestiti di bianco, dalle lunghe barbe scure e dai profondi sguardi fieri. Sono appena le 6 del mattino.
Nel frattempo, nella capitale Muscat, un giovane insegnante di violino nato in Sicilia, Mauro, si è trasferito da appena un mese per insegnare in un’Accademia di Musica Omanita. Alternando lezioni di violino e passeggiate nel Suq, Mauro racconta le sue impressioni su questa nuova vita. Saranno importanti per capire luci e ombre di una scelta così radicale, piena di soddisfazioni e speranza verso il futuro, ma anche di dispiacere verso quello che ha lasciato.
Seguono i protagonisti Brunella (regista) e Simone (direttore della fotografia) il cui avventuroso on the road in autostop è raccontato attraverso dei flashback.

Caputo
Enrica
Francesco
Mauro
LISBONA

Lisbona rappresenta il capitolo sull’Amore, uno dei sentimenti che, in tutte le sue forme, muove l’uomo verso la propria personale ricerca della Felicità.
Rispetto ad altre epoche storiche, tuttavia, viviamo in un tempo all’apice della crisi, dove l’assenza di lavoro è una caratteristica comune a tanti Paesi; questo ha fatto sì che il lavoro sia la ragione principale per cui oggi si fanno delle scelte.
Più l’occupazione scarseggia e più nella sua ricerca riponiamo la speranza di realizzazione personale, mettendo spesso da parte sogni, famiglia, radici, amici e amore, quasi come se poter fare ciò che si desidera fosse solo un privilegio per pochi e non un diritto normale a cui aspirare.
Così, abbiamo provato a chiedere ai nostri protagonisti qui a Lisbona se la ricerca del lavoro avesse in qualche modo influenzato o meno le loro vite, la loro scelta di trasferirsi, il loro presente, e quali fossero le loro sensazioni a riguardo.
Abbiamo incontrato Roberto, ricercatore romano che oggi a Lisbona ha trovato la propria collocazione lavorativa e amorosa – che con noi si interroga su tutto quello che c’è attorno e dopo questa ‘scelta’ di andare via, che in fondo scelta non è, se è forzata da mancanza di meritocrazia e opportunità reali.

Girando le interviste, viene fuori che il conflitto tra aspettative negate in patria e, viceversa, affermazione altrove ha prodotto, oltre che un vero e proprio esodo, una frammentazione dell’identità così radicale che non consente comunque di essere ‘felici’, seppure quando ci si è realizzati lavorativamente.
Dello stesso avviso è Clelia, anche lei ricercatrice toscana emigrata in Portogallo: “Poter scegliere. Questo a noi non è dato. Poter sognare con parametri e priorità altre rispetto al solo lavoro. Non si è più in grado di seguire i propri desideri di giovane, o soltanto raramente: quando lo si fa, magari ci si sente in colpa e, quando non lo si fa, si soffre”.
Chiude la rosa di testimonianze degli Italiani a Lisbona, la storia del giovane Andriese Michele detto ‘Mino’, che, pur avendo un lavoro ‘fisso’ in Italia, ha deciso di lasciarlo e di partire per seguire l’Amore: la sua compagna aveva trovato lavoro all’estero, a Lisbona. Qui si è reinventato con un progetto molto particolare ('Uma pizza em companhia') non senza nostalgia e paura, ma con coraggio e determinazione: “Se immaginavo che avrei vissuto qui un giorno? Bella domanda. Ora so che la mia casa è qui, a Lisbona, una città colorata, vivace, multirazziale. Ma potrei vivere ovunque nel mondo, l’importante è stare con chi amo”.
Ad accompagnare le voci dei protagonisti, le note del fado, le infinite citazioni cinematografiche (fra cui l’immancabile ‘Lisbon Story’ di W. Wenders) e le poesie di Pessoa.

Lisbona
Lisbona
Lisbona
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